Di forte impatto gli homeless ed i grandi sacchi, ready-made che idealmente proseguono la conoscenza dell'uomo nella realtà sociale.
Nessuna materia nobile, se non l'uso di pezzi di abbigliamento comune realisticamente indossati da manichini cui l'autore affida una traduzione visiva compiuta e diretta, ove pure si agitano pulsioni e irrequietudini.
Sono brani di una realtà vera, contemporanea, testimonianze della solitudine e dell'angoscia, i caratteri più emergenti del dramma esistenziale. L'autore contempla la scena e senza mezzi termini mostra la situazione di coloro che, posti ai margini, hanno fatto della solitudine una dolorosa compagna.
La sua nuova poetica scruta impietosamente e mostra ciò che nessuno vorrebbe vedere. Zagallo comunica al mondo la perdita dell'integrità interiore, il senso dell'abbandono, reagisce con forza all'egoismo di ognuno e con un linguaggio sincero e penetrante alza il velo dell'indifferenza e apre una visione implacabile sul vero. Anche attraverso i grandi sacchi da imballaggio dipinti con immagini dissacranti volti sfregiati, scritte e simboli giovanili si evidenziano le debolezze umane che diventano un tramite per una narrazione diretta sulla mancanza dei riferimenti e dei valori sui quali ognuno deve riflettere.
Il mondo dell'arte, (...), non è immune a questa caduta. E' per questo che l'autore pone delle domande sull'uso e l'abuso dell'espressione artistica, rivelando anche la consapevolezza che il linguaggio può essere dato da una rappresentazione diretta della realtà. Gli homeless posseggono una caratteristica precisa cioè quella della inevitabilità, perchè derivano da un quesito dal quale né l'autore né l'osservatore può sottrarsi: ''Arte e natura sono la stessa cosa?'' La risposta è data dalla sempre rinnovabile verità che l'autore mostra attraverso i molteplici aspetti della sua poetica.
Gabriella Niero
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anno 2007 |